Storia della Parrocchia Sacro Cuore

Con il diffondersi del socialismo ateo, la zona di Porta Milano – abitata prevalentemente da gente povera – era chiamata il «borgo Lenin», il «borgo rosso». Nelle vicinanze del convento dei Frati Cappuccini andavano sorgendo quartieri popolari, abitati spesso da persone espulse dalla cinta delle mura cittadine. Anche la lontananza delle chiese parrocchiali di San Giovanni Evangelista, di Sant’Agata e di Santa Maria Nascente (Fiumicello), alle quali appartenevano gli abitanti del quartiere, rendeva più insidiosa la propaganda materialistica. Negli anni 1908-1911, il superiore del convento fra Isaia Guzzetti da Gerenzano, presa visione della situazione, constatò la necessità di intervenire per il bene della popolazione. Con il consenso dell’autorità ecclesiastica e dei superiori dell’Ordine, introdusse alla domenica la spiegazione del Vangelo e della dottrina cristiana. Pensò poi di trovare dei laici che lo aiutassero nell’impresa: fondò allora la Fraternità del Terzo Ordine Francescano nella chiesa conventuale, radunando in essa i vari elementi di altre associazioni, in tutto una decina di uomini e una sessantina di donne (per approfondire clicca qui).

I Frati Cappuccini si prestavano volentieri per il ministero delle confessioni e per l’assistenza agli ammalati della zona che apparteneva alle circoscrizioni delle altre parrocchie.

A fra Isaia subentrò fra Luigi Castelli da Guanzate, il quale subito capì che un apostolato efficace e fruttuoso tra la popolazione del rione esigeva una chiesa parrocchiale più accessibile; fu sua quindi la proposta di erigere a parrocchia la chiesa del Sacro Cuore di Gesù.

Nel 1917 il vescovo di Brescia mons. Giacinto Gaggia affidava il rione alle cure dei Cappuccini, nel 1918 concesse l’erezione della fonte battesimale.

Mentre i parroci di San Giovanni Evangelista e di Sant’Agata – interessati alla formazione della nuova parrocchia – concedevano volentieri il loro nulla osta, il parroco di Fiumicello manifestò al vescovo le sue preoccupazioni: non riteneva necessario togliere alla sua parrocchia un terzo dei suoi abitanti per trasferirli a quella nuova del Sacro Cuore. Ma mons. Gaggia, preoccupato unicamente del bene degli abitanti del rione, iniziò presso la Sacra Congregazione le pratiche per l’erezione della parrocchia, coadiuvato da fra Onorato Salvetti da Breno, che ne aveva ricevuto l’incarico dai superiori. Il decreto vescovile veniva emanato il 10 luglio 1919; primo parroco fu nominato fra Luigi da Guanzate, che era stato superiore del convento dal 1911 al 1914. Il riconoscimento giuridico della parrocchia avverrà nel 1960, parroco fra Germano Tarsia.

La chiesa del Sacro Cuore di Gesù

La chiesa del Sacro Cuore di Gesù – annessa al convento dei Frati Cappuccini – venne consacrata nell’aprile 1883 da mons. Giacomo Maria Corna Pellegrini. La facciata, eseguita su disegno dell’ing. Ravelli, si presentava in stile lombardo, a fasce alternate di pietra e mattoni, sormontata da tre piccole guglie con altre quattro alle estremità dei cornicioni spioventi. Nel mezzo, sotto una piccola croce, campeggiava lo stemma francescano sotto il quale si apriva un finestrone a tre scomparti. Più in basso, ai lati, vi erano quattro figure di santi – opere del pittore bergamasco Epis – che aveva dipinto anche la pala dell’altare maggiore; quest’ultimo, in legno, opera dei fratelli Galli d’Inverigo, riproduceva esattamente la facciata della chiesa.

Fra Gerardo Lazzari da Cologno al Serio, nominato parroco nel 1944, vedendo che la chiesa parrocchiale era ormai incapace a contenere i fedeli, notevolmente aumentati, pensò di ritentare la proposta di fra Luigi: ampliare la chiesa; quest’opera richiedeva la demolizione della facciata per prolungare di un’arcata il vaso della chiesa, creando così quattro nuovi altari. Ottenuta dai superiori l’approvazione del progetto, realizzato dal geom. Aldo Maruffi e dal pittore Vittorio Trainini e firmato dall’arch. Tombolo, nel 1951 si diede inizio ai lavori che terminarono nel 1954.

L’edificio cambiò completamente: sulla imponente e austera facciata in mattoni rossi risalta il grande rosone centrale nella cui cornice è incisa la scritta Laudato sie mi’ Signore per frate Sole radiante con grande splendore de te Altissimo porta significatione, tratta dal «Cantico di frate Sole» di san Francesco d’Assisi; l’ingresso è preceduto da un porticato a quattro arcate.

Le decorazioni interne, terminate nel 1959, vennero eseguite dal pittore bresciano Vittorio Trainini (1888-1969): volta e pareti sono dipinte a mattoni di colore chiaro; sulla volta campeggiano serie di Angeli con striscioni sui quali sono scritte alcune invocazioni delle litanie del Sacro Cuore di Gesù. Dall’alto della navata domina un grande crocifisso. Sul catino dell’abside è dipinto l’invito di Gesù: «Venite ad me omnes»; sulla parete del presbiterio Trainini dipinse il grande affresco del Sacro Cuore, incorniciato dal «Cantico di frate Sole» con san Francesco d’Assisi.

La chiesa ha un’unica navata, ai cui lati si aprono quattro cappelle che oggi possiamo così descrivere:

 entrando in chiesa, a destra:

  • cappella del battistero formato da una vasca antica in pietra, chiusa da un coperto in rame sbalzato, sulla parete di fondo sono dipinti tre angeli portanti il cero, la veste candida e l’ampolla dei sacri olii;
  • altare di san Francesco d’Assisi;
  • altare di sant’Antonio di Padova, con le statue di san Pio da Pietrelcina e del beato Innocenzo da Berzo, nella parete sinistra, indicata da un’iscrizione latina, è murata la cassetta con i resti mortali di fra Mattia da Salò;

entrando in chiesa, a sinistra:

  • un grande Crocifisso e sotto l’altare una teca contenente una copia del corpo in cera di santa Veronica Giuliani, clarissa cappuccina;
  • altare di santa Rita da Cascia;
  • altare della Madonna e del SS. Sacramento.

 Opere d’arte che arricchiscono la chiesa:

  • Sacro Cuore, opera del pittore bresciano Marelli;
  • Angelo dell’Annunciazione e Madonna Annunciata, opere del pittore Giacomo Palma, il giovane (1544-1628); purtroppo dal 2016 sono solo copie perché gli originali sono stati trasferiti al Museo dei Cappuccini a Milano;
  • Santi Pietro e Marcellino martiri, opera del pittore bresciano Pietro Marone (1548-1625);
  • San Lorenzo da Brindisi sul campo di battaglia e San Lorenzo da Brindisi sul letto di morte, opere del pittore Epis di Bergamo.

Il 4 ottobre 1978, in occasione del 750° anniversario della morte di san Francesco d’Assisi e del 450° anniversario dell’approvazione pontificia della Riforma Cappuccina, nel piazzale antistante la chiesa, venne inaugurata la statua del Santo; l’opera degli scultori Giannoni e Del Bianco di Pietrasanta (Lucca) è in marmo bianco di Carrara, alta 1,70m, poggia su un basamento di granito sul quale è incisa la frase A S. Francesco d’Assisi Brescia fedele nel 450 dell’approvazione della riforma pontificia della riforma cappuccina; la statua raffigura il santo nel suo tipico gesto di annunciatore di pace.

Redazione a cura di Elena Monico

Bibliografia:

  • P. Germano Tarsia o.f.m. cap., P. Costanzo Cargnoni o.f.m. cap., Cinquantesimo anno della Parrocchia del S. Cuore in Brescia 1920-1970 Ritornando al passato…, Numero unico commemorativo, Brescia 1970
  • Bollettino parrocchiale, anno 1978

 

Storia dell’Oratorio San Carlo

Nel 1920 fra Luigi Castelli da Guanzate, superiore del convento dei Frati Cappuccini e parroco del Sacro Cuore di Gesù, dà inizio alla costruzione dell’oratorio in via Alessandro Luzzago, su progetto dell’ing. Angelo Buizza.

Il 3 novembre 1920, con la solenne celebrazione delle Prime Comunioni dei bambini, viene inaugurato l’Oratorio San Carlo. Il 4 novembre, festa di san Carlo Borromeo, il vescovo diocesano mons. Giacinto Gaggia benedice la chiesa dedicata ai santi Carlo, Giacinto e Francesco, per onorare san Carlo Borromeo, patrono dei Frati Minori Cappuccini di Lombardia, il vescovo mons. Giacinto Gaggia e i benefattori Giacinto Mazzola e Francesco Perlasca, terziari francescani.

Nel 1926 entrano in oratorio le Suore Canossiane, chiamate dal parroco a dirigere il catechismo, la scuola materna e le scuole di lavoro per giovani ragazze. Nel settembre 1965, dopo quasi quarant’anni, alle Suore Canossiane subentrano le Suore Terziarie Cappuccine di Loano, che prestano il loro servizio per qualche anno.

Con l’oratorio la parrocchia rifiorisce, soprattutto per lo spirito organizzativo dell’instancabile fra Luigi, rinomato oratore, che riprende il suo lavoro pastorale: introduce l’Associazione dell’Apostolato della preghiera, la Confraternita delle Madri Cristiane, la Confraternita del SS. Sacramento e delle Guardie d’Onore, il Terzo Ordine Francescano, l’Azione Cattolica, la Scuola di Canto e la Banda Musicale.

Agli anni Trenta risale l’apertura del teatro: le compagnie teatrali rimangono separate per uomini e donne fino al 1956, anno della rappresentazione della prima commedia promiscua. Nata come Compagnia Teatrale Serafica, nel 1966 assume il nome di La Compagnia del Teatro San Carlo.

Negli anni successivi, i vari parroci e curati, coadiuvati da volontari, si prodigano per rendere sempre più accogliente e funzionale l’oratorio: apre una Scuola Motori per dare una preparazione tecnica ai giovani, i vari locali vengono adibiti a sala cinema, bar, sala TV, sala riunioni, sala giochi, biblioteca, campo di calcio.

Tra il 1996 e il 2018 è attiva la Scuola di Calcio dell’Associazione Serafica San Carlo, fondata da fra Gaudioso Riva: la squadra di calcio partecipa al campionato C.S.I.; al gioco del calcio, si aggiungerà anche la pallavolo.

«Perché il nome “Serafica”? È il primo nome dato nei tempi passati alle squadre dell’oratorio S. Carlo: vuole indicare un legame con i frati e con S. Francesco», scrive fra Gaudioso sul Bollettino Parrocchiale del 1996.

Negli anni 2000 il teatro e la chiesa dell’oratorio sono interessati da interventi di restauro: “la chiesina”, come viene chiamata dagli abitanti del quartiere, torna al suo originale splendore.

Nel 2005 la tradizione teatrale prosegue con la nascita della Compagnia del Sacro Cuore, grazie a un progetto di fra Massimo Taglietti e di Federica Lombardi Mantovani (per approfondire clicca qui).

Nel 2020, in occasione del Centenario della fondazione dell’oratorio, viene presentato il logo ufficiale: accanto alla rappresentazione grafica stilizzata del rosone della chiesa di San Carlo, vi è il motto: Crescere, Accogliere, Amare.

Nel 2021, parroco fra Cristian Limonta e curato responsabile dell’oratorio fra Alberto Lobba, vengono eseguiti lavori di rinnovo, tra i quali la locazione di giochi e attrezzature per i bambini e la cura dell’area verde protetta.

Nel 2022, sulla parete nord del cortile, gli studenti di Decorazione Artistica dell’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia realizzano un murale ispirato agli alberi di Leonardo Da Vinci in Castello Sforzesco a Milano, sul tema «Natura e incontro».

Nello stesso anno, la tradizione sportiva dell’oratorio riprende vita grazie all’impegno di due giovani parrocchiani, Fabio Collini e Michele Rizzi, che fondano una squadra di basket iscritta al campionato C.S.I.

Attualmente, nei locali dell’oratorio hanno sede l’Associazione musicale Sì, musica e l’Associazione Montessori, ente di formazione per insegnanti, educatori e genitori, affiliato all’Opera Nazionale Montessori.

Si tengono inoltre corsi di danza e di ginnastica per adulti.

Oltre al catechismo rivolto a bambini, adolescenti e giovani, l’oratorio ha attivo un servizio di sostegno allo studio «Spazio compiti»; in estate non mancano il Grest e la Festa annuale della comunità.

Ben radicato in un quartiere multietnico, nello spirito cristiano e francescano, l’oratorio è aperto a tutti ed è quindi frequentato dalle varie etnie con le quali, durante l’anno, si organizzano eventi culturali.

Oggi come allora l’oratorio continua il suo impegno nell’educazione dei giovani alla fede, all’amore per il teatro, per la musica e per lo sport. Resta un punto di riferimento per bambini, adulti e anziani, italiani e stranieri, che possono incontrarsi e condividere momenti insieme.

Redazione a cura di Elena Monico

Bibliografia:

  • P. Germano Tarsia o.f.m. cap., P. Costanzo Cargnoni o.f.m. cap., Cinquantesimo anno della Parrocchia del S. Cuore in Brescia 1920-1970 Ritornando al passato…, Numero unico commemorativo, Brescia 1970
  • Bollettino parrocchiale, anno 1996

 

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San Carlo Borromeo

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Nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, sul Lago Maggiore, era il secondo figlio del Conte Giberto e quindi, secondo l’uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Studente brillante a Pavia, venne poi chiamato a Roma, dove venne creato cardinale a 22 anni. Fondò a Roma un’Accademia secondo l’uso del tempo, detta delle «Notti Vaticane».

Inviato al Concilio di Trento, nel 1563 fu consacrato vescovo e inviato sulla Cattedra di sant’Ambrogio di Milano, una diocesi vastissima che si estendeva su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Un territorio che il giovane vescovo visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi.

Utilizzò le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Impose ordine all’interno delle strutture ecclesiastiche, difendendole dalle ingerenze dei potenti locali. Un’opera per la quale fu obiettivo di un fallito attentato. Durante la peste del 1576 assistette personalmente i malati.

Appoggiò la nascita di istituti e fondazioni e si dedicò con tutte le forze al ministero episcopale guidato dal suo motto: «Humilitas». Morì a 46 anni, consumato dalla malattia il 3 novembre 1584.

Storia del Convento

I FRATI MINORI CAPPUCCINI

L’Ordine dei Frati Minori Cappuccini (O.F.M. Cap.) è il terzo ramo dell’unico grande albero piantato da san Francesco d’Assisi; gli altri sono i Frati Minori e i Frati Minori Conventuali.

Tutti si ispirano alla Regola e al carisma del fondatore, ma lo stile di vita proposto da Francesco ha dato origine sin dall’inizio a diverse interpretazioni con differenti percorsi, le cosiddette «riforme».

Il 3 luglio 1528, con la Bolla Religionis zelus, papa Clemente VII autorizza la nascita dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, nato per vivere con fedeltà ancor maggiore l’eredità spirituale di san Francesco.

I FRATI MINORI CAPPUCCINI A BRESCIA

Il convento della Badia (1536-1871)

Il primo insediamento dei Frati Minori Cappuccini nella città di Brescia risale al 1536. A fra Giovanni Pili da Fano, dopo una predicazione nel Duomo di Bergamo, il vescovo chiese di aprire un convento fuori dalla Porta San Giovanni di Brescia, vicino all’Abbazia dei Santi Gervasio e Protaso, di cui egli stesso era abate.

Ottenute tutte le autorizzazioni, i frati cominciarono a costruire, con graticci e fango essiccato, alcune celle e altri locali necessari; la loro vita di povertà e umiltà attirò sempre più nuovi seguaci, tanto che fu necessario costruire altre celle, miseramente innalzate sopra la volta della chiesa dell’abbazia. I frati si dedicarono alla predicazione, al lavoro, ma soprattutto all’assistenza degli appestati. Seguì poi la costruzione di un altro piccolo convento sopra la collina, in un luogo più silenzioso e consono alla vita dei religiosi. In questo convento – detto dell’Abbadia o Badia –  venne iniziato alla vita religiosa fra Mattia Bellintani da Salò, uomo di preghiera, di studio e d’azione, che con i suoi scritti teologici e ascetici influenzò profondamente la cultura spirituale dei frati Cappuccini lombardi. Alla sua morte, avvenuta nel 1611, verrà seppellito nel convento dei Santi Pietro e Marcellino, in centro città.

Nella seconda metà del Seicento il convento della Badia e la chiesa vennero ampliati, la chiesa fu dedicata a Sant’Antonio e consacrata nel 1663.

Nel 1805 la Repubblica Cisalpina soppresse il convento della Badia e i religiosi ricevettero l’ordine di trasferirsi nel convento dei Santi Pietro e Marcellino.

Il convento della Badia, posto all’asta dal governo, fu acquistato dai conti Gambara che nel 1818 cedettero la proprietà a don Luigi Bonicelli, deceduto nello stesso anno, che a sua volta lo lasciò in eredità al curato della Badia, l’ex cappuccino fra Fedele Capigliosi da Cologne, a condizione che, rivivendo la corporazione religiosa, le fosse reso. I frati riuscirono a rientrare al convento della Badia nel 1837, grazie all’interessamento del vescovo di Brescia mons. Carlo Ferrari.

Nel 1866 il governo italiano emanò il decreto di soppressione degli istituti religiosi: i frati dovettero abbandonare per sempre il convento della Badia e si trasferirono in città, presso l’oratorio di Santa Elisabetta. Il governo mise all’asta il convento, gli acquirenti lo demolirono e vi costruirono una villa.

Il convento dei Santi Pietro e Marcellino (1587-1810)

Verso la fine del 1500, i Frati Cappuccini in Lombardia erano così numerosi che si era resa necessaria la divisione in due province: quella di Milano e quella di Brescia. Di conseguenza, era necessario avere un convento in centro città come sede della Curia provinciale. Grazie alle offerte dei benefattori, i Cappuccini acquistarono, nel giugno 1587, il monastero dei Santi Pietro e Marcellino in via Antonio Callegari, che era appartenuto alle Monache Agostiniane e che era stato fatto chiudere da san Carlo Borromeo. I frati, per adattarlo alle esigenze della vita cappuccina e alla necessaria quiete per la contemplazione, lo ricostruirono; si prodigarono nell’assistenza ai moribondi, ai carcerati e soprattutto ai condannati a morte. Nel Settecento venne fondata una Scuola regolare di medicina e chirurgia per la formazione dei frati; nacque anche un Centro di studi dove convergevano coloro che dovevano prepararsi al sacerdozio. La fama dello studio teologico e filosofico di Brescia era diffusa in tutto l’Ordine, tanto che in quel convento venivano inviati i migliori giovani, anche dall’estero.

Il XIX secolo, influenzato dall’illuminismo e dal liberalismo laicista, costituì per la Chiesa e per tutti i religiosi un secolo di grandi sofferenze. Non ne furono esentati i Frati Cappuccini bresciani: il 21 maggio 1810 il governo prese possesso del convento dei Santi Pietro e Marcellino; dopo qualche anno venne ceduto al Comune di Brescia e nel 1889 il convento passò al comando militare che lo unì alle strutture della Caserma Goito da tempo insediata nel vicino ex convento di Sant’Afra.

Il convento di via Milano (1876)

L’oratorio di Santa Elisabetta era diventato ormai insufficiente a contenere tutti i Frati Cappuccini, perciò, i superiori pensarono alla costruzione di un nuovo convento. Nel 1875 fu nominato presidente dell’ospizio di Santa Elisabetta fra Lorenzo Crespi da Milano al quale fu affidato l’incarico di trovare il luogo per il nuovo edificio; egli individuò un appezzamento di terreno di fronte al Cimitero monumentale Vantiniano, in località Breda: il luogo piacque ai superiori perché non era né troppo vicino né troppo lontano dalla città. Per mezzo dell’avv. Giuseppe Tovini (terziario francescano proclamato beato nel 1998), il terreno venne acquistato il 6 novembre 1872. Fra Lorenzo che, prima di prendere i voti, aveva studiato ingegneria, preparò il progetto del nuovo convento, approvato dal Ministro Generale dell’Ordine, fra Egidio da Cortona. Il 17 luglio 1876 venne posta la prima pietra della chiesa e si avviarono i lavori di costruzione; nell’autunno del 1877 i frati entrarono nel nuovo convento, anche se non del tutto completato. I religiosi vi fecero trasportare i resti mortali di fra Mattia da Salò, per rendere omaggio al grande cappuccino bresciano.

La consacrazione della chiesa e l’inaugurazione ufficiale del convento avvennero nell’aprile 1883.

Durante la Prima guerra mondiale (1915-1918) nel convento venne sistemato l’ospedale militare.

Una particolarità: sulla facciata sud del corpo orientale del convento vi è una doppia meridiana con quadranti sovrapposti, risalente probabilmente all’epoca della costruzione del convento. Nel quadrante superiore si tratta di una classica meridiana con lo stilo inclinato, cioè parallelo all’asse di rotazione terrestre e le ore indicate in caratteri romani. Nel quadrante inferiore, lo stilo termina con un disco forato, attraverso il quale l’immagine del sole si sposta ogni giorno con il variare delle ore e, alla medesima ora, con il trascorrere dei mesi, il sole disegna una curva a forma di «otto» schiacciato e allungato, detta «analemma», la cui traccia è visibile sulla parete insieme alle indicazioni dei mesi e dei simboli dei segni zodiacali, in basso l’incisione Lumen Dei Lex Diei.

In previsione della costruzione di una RSA, buona parte del convento è stata ceduta all’Opera San Francesco per i Poveri, che ha sede a Milano; i lavori inizieranno nel 2024.

Redazione a cura di Elena Monico

Fonti:

  • P. Germano Tarsia o.f.m. cap., P. Costanzo Cargnoni o.f.m. cap., Cinquantesimo anno della Parrocchia del S. Cuore in Brescia 1920-1970 Ritornando al passato…, Numero unico commemorativo, Brescia 1970
  • Bollettino parrocchiale, anno 2000
  • www.fraticappuccini.it, [08/12/2023]

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