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Oratorio San Carlo
Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù
La Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in via Milano 32 è stata eretta nel 1919. La chiesa – situata di fronte al Cimitero monumentale Vantiniano – fa parte del complesso conventuale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
News e Aggiornamenti
La fraternità che vince la paura
Nel Cantico delle Creature, san Francesco chiama “fratello” il sole, il vento, il fuoco; chiama “sorella” l’acqua, la luna e, infine, la morte. Non è solo la poesia di un’anima sensibile alla natura: è la …
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logica conclusiva di un’intera vita. Se tutto (persone, animali, elementi) è fratello e sorella, allora anche la morte, l’ultima e più temuta delle presenze, può entrare in questa fraternità e perdere il suo volto nemico.
La fraternità, che nasce dalla scoperta della paternità di Dio e della comune origine di ogni essere creato da Lui, è stato l’elemento con cui Francesco ha voluto costantemente accostarsi alla realtà. Conosciamo tutti il racconto dei Fioretti dove a Gubbio si fa “fratello” persino del lupo che terrorizzava la città, trattandolo non come una belva da abbattere, ma come una creatura da riconciliare con gli uomini. Ancora prima, aveva scelto di abbracciare il lebbroso che fino a quel momento gli aveva fatto ribrezzo, riconoscendo in lui un fratello e non uno scarto. È come se ogni volta che si fa fratello di qualcuno o di qualcosa che prima sentiva estraneo o minaccioso, Francesco salisse un gradino. La confidenza con la morte, alla fine, è solo l’ultimo di questi gradini, non una eccezione.
Anche la modalità con cui avviene la sua morte parla di questo: Francesco fa intonare ai frati le lodi del Cantico e, cosa veramente sorprendente e tenerissima, vuole accanto a sé, in quelle ultime ore, frate Jacopa, la nobildonna romana che aveva saputo essergli amica vera, al punto da meritarsi l’appellativo insolito di “frate”, riservato a chi condivideva la sua stessa fraternità. Francesco le aveva chiesto di portare con sé i mostaccioli che lei sapeva preparargli: un gesto minimo, quasi domestico, ma che dice tanto. La fraternità di Francesco non era un ideale astratto: era fatta anche di dolci portati da un’amica, di compagnia concreta fino all’ultimo respiro. Chi ha vissuto aprendosi all’amicizia più vera non si ritrova solo nemmeno davanti alla morte. Infine ha chiesto di essere deposto nudo sulla nuda terra: l’ultimo gesto di chi si è sempre sentito ospite e fratello, mai proprietario.
Impariamo anche noi a vivere di piccoli gesti quotidiani di fraternità verso le persone, verso il creato, verso ciò che ci spaventa. Sono forse l’unico allenamento possibile per arrivare, un giorno, a chiamare “sorella” anche la morte.
Buona festa di San Francesco a tutti.
fra Sergio
La nostra missione a Boane
(Mozambico, 4-25 agosto 2026)
La nostra esperienza si è svolta a Boane, nella periferia di Maputo, capitale del Mozambico, all’interno del progetto “Todos Irmaos”, ideato e portato avanti da fra Luca Santato. Per tre settimane abbiamo vissuto nella casa della missione, condividendo …
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la quotidianità con i volontari locali e conoscendo diverse realtà del territorio.
Prima della partenza pensavamo di dover organizzare per i bambini attività molto strutturate, ma appena arrivati abbiamo capito che ciò che contava davvero era la semplicità dello stare insieme. Non ci aspettavamo di ambientarci così facilmente in un contesto più complesso e delicato del previsto, né di ricevere un’accoglienza tanto calorosa da sentirci a casa fin dal primo giorno.
Le attività con i bambini nascevano spesso da ciò che avevamo a disposizione: una palla, una corda, un frisbee, colori e costruzioni. Non erano i giochi a fare la differenza, ma la presenza, l’ascolto, gli abbracci e il tempo condiviso.
Nel campo profughi di Estevel abbiamo animato momenti di gioco, distribuito merende e consegnato kit con prodotti di prima necessità alle famiglie. Alcuni di noi hanno anche partecipato alla costruzione di una casa per una famiglia in difficoltà, sempre all’interno del campo.
Abbiamo poi partecipato alle messe della parrocchia, vissute tra canti e balli. È stata per noi l’occasione di sperimentare una fede gioiosa, viva e profondamente condivisa.
Torniamo a casa con le valigie piene di stoffe capulane, ricordi e, soprattutto, un bagaglio umano immenso: i sorrisi dei bambini, il loro entusiasmo contagioso pur vivendo in un contesto di grande povertà e la capacità di trovare gioia nelle piccole cose.
Abbiamo visto cosa significhi vivere la comunità e l’aiuto reciproco, grazie soprattutto all’esempio dei volontari locali. Ci portiamo a casa un’accoglienza autentica, la voglia di ballare di più e la necessità di riscoprire ciò che conta davvero.
Soprattutto, abbiamo incontrato una Chiesa viva, giovane e partecipata, capace di essere luogo di incontro, sicurezza e speranza.
In occasione della Giornata Missionaria, venerdì 23 ottobre in oratorio, racconteremo la nostra esperienza attraverso video, fotografie e testimonianze.
Vi aspettiamo per condividere insieme questo viaggio!
Miriam, Tecla, Giulia, Davide, Matteo, fra Alberto
Un nuovo inizio nella comunità
Carissimi fedeli di questa comunità del Sacro Cuore, sono fra Marco, che dopo 18 anni trascorsi nella Chiesa di Ognissanti del Cimitero Monumentale di Bergamo, con soddisfazione, voglio esprimere la mia gioia di stare in mezzo a voi da circa un mese. Sono molto grato e riconoscente per l’accoglienza che mi avete subito riservato dopo la mia presentazione ufficiale alla messa della domenica. Ho immediatamente capito quanta stima e amore avete per noi frati e questo mi ha dato subito tanta carica e voglia di vivere con entusiasmo questa nuova missione.
Spero tanto di essere per tutti portatore di speranza, amore e misericordia che Gesù ha sempre regalato a tutte le persone che incontrava.
Pregate per me e per noi frati perché sappiamo sempre essere buoni testimoni del Vangelo di Gesù.
Sono a vostra completa disposizione per ogni eventuale bisogno e necessità.
Con tanto affetto,
fra Marco Bergamelli
E… in alto sempre i cuori e la pace del Signore sia sempre nei vostri cuori e famiglie.
Francesco 8.0
Compagnia del Sacro Cuore – Anno accademico 2026/2027
Spazio Compiti – Oratorio San Carlo
dalle 16:30 alle 18:00
Le iscrizioni si svolgeranno in oratorio:
lunedì 21 e martedì 22 settembre, dalle 16:00 alle 19:00;
da lunedì 28 settembre, in concomitanza con l’avvio dell’attività.
Lo Spazio Compiti è rivolto ai bambini e ai ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado.
fra Alberto
La Verna, luogo di silenzio e incontro con Dio
Il Monte della Verna, luogo particolarmente caro a Francesco d’Assisi e ai suoi frati, gli fu donato nel 1213 dal conte Orlando di Chiusi, grande estimatore del Santo.
Nei Fioretti si legge che il conte si rivolse a Francesco con queste parole: «Io ho in Toscana un monte divotissimo, il quale si chiama il Monte della Verna, lo quale è molto solitario e salvatico, ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza. S’egli ti piacesse volentieri, lo ti donerei a te e ai tuoi compagni per salute dell’anima mia». Francesco accolse la proposta con grande gioia, ringraziando Dio e il conte. Da allora, il Monte della Verna divenne per lui e per i suoi frati una meta privilegiata per i ritiri di preghiera e i periodi di quaresima.
Il dono delle stimmate
Nel settembre del 1224, Francesco tornò alla Verna in occasione della festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Desiderava pregare, fare penitenza e partecipare intimamente al mistero della passione di Cristo. Il 17 settembre ricevette le stimmate. Quello fu il suo ultimo soggiorno sul monte: le condizioni di salute, già precarie, continuarono infatti a peggiorare fino alla morte, avvenuta due anni più tardi.
La Verna continua ancora oggi a testimoniare la ricchezza spirituale del silenzio, del raccoglimento e della preghiera solitaria. Allontanarsi dal rumore del mondo, che spesso confonde e stordisce, significa ritrovare uno spazio interiore nel quale rinnovare un dialogo autentico con Dio e con se stessi. È quanto fecero Francesco e i suoi compagni ed è quanto continuano a vivere i frati che custodiscono questo luogo.
Insieme alla Porziuncola, La Verna rappresenta dunque uno spazio santo, materiale e spirituale, capace di annunciare incessantemente il Vangelo e di richiamare ogni persona alla conversione, nel segno e nell’esempio di san Francesco.
Alessandra (O.F.S.)
Anno giubilare francescano
“In rito veritas”: periodo mensile di liturgia
il Signore vi dia pace!
Gli ottocento anni dalla morte di san Francesco ci invitano a fermarci davanti a una realtà che appartiene alla vita di ogni uomo: la morte. È una realtà che spesso ci spaventa, perché porta con sé il dolore della separazione, il silenzio e tante domande. Eppure, Francesco, nel Cantico delle creature, arriva a chiamarla con un nome sorprendente: «sora nostra morte corporale».
Francesco non considera la morte qualcosa di buono in sé e non vuole certamente negare il dolore che essa porta. La guarda però con gli occhi della fede, alla luce della Pasqua di Cristo. Per questo può chiamarla “sorella”: perché anche la morte, vissuta nella fede, non è più una realtà priva di speranza, ma viene attraversata insieme a Cristo, morto e risorto. La morte non è l’ultima parola sulla vita dell’uomo: l’ultima parola appartiene a Dio.
È proprio questo che la liturgia delle esequie ci aiuta a comprendere. Quando la Chiesa accompagna un fratello o una sorella nel momento della morte, non si limita a ricordare una persona che non c’è più, ma la affida alla misericordia del Padre e annuncia la speranza della …
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risurrezione. Il rito delle esequie diventa così una celebrazione nella quale il dolore della separazione viene illuminato dalla fede nel mistero pasquale.
Anche i segni della liturgia parlano di questa speranza. L’acqua benedetta, con cui viene asperso il feretro, richiama il Battesimo: quel primo incontro sacramentale con Cristo nel quale siamo stati immersi nella sua morte e risurrezione. Il cero pasquale, posto accanto al feretro, richiama invece Cristo risorto, luce che continua a brillare anche quando la morte sembra avvolgere tutto nel buio. Sono segni semplici, ma ci ricordano che la vita del cristiano inizia e termina sotto il segno della Pasqua.
Quando poi l’Eucaristia viene celebrata durante le esequie, la comunità viene ricondotta al cuore della fede: la morte e risurrezione del Signore. Il pane spezzato e il calice della salvezza ci ricordano che Cristo ha attraversato la morte e l’ha vinta. Per questo la Chiesa, anche nel momento del lutto, continua a celebrare e a proclamare la vita.
Gli ottocento anni dalla morte di san Francesco possono allora diventare un invito a riscoprire il valore del tempo che ci è donato. La consapevolezza della nostra fragilità non deve portarci a vivere nella paura, ma nella gratitudine. Ogni giorno, ogni incontro e ogni gesto d’amore sono un dono da accogliere e da vivere pienamente.
Francesco ci insegna così a guardare anche alla morte con uno sguardo nuovo. Sorella morte non è una realtà da desiderare né da negare, ma una realtà che, nella fede, affidiamo a Dio, certi che l’ultima parola non appartiene alla morte, ma a Cristo risorto. E la liturgia delle esequie, mentre accompagna il dolore della separazione, ci ricorda proprio questo: siamo un popolo in cammino verso la Resurrezione, dove la vita trova il suo compimento in Dio.
Anno 2026 – Speciale S. Francesco – A cura di Matteo Dovigo e della Commissione liturgica parrocchiale










